Prendersi una pausa a Febbraio nel Sud Sardegna? Dove andare? 

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C’è sempre bisogno di una pausa, anche se breve, per ricaricare le batterie.

Spesso capita che mi chiediate consigli su cosa fare o dove andare. Ovviamente dipende da cosa preferite e da quanto tempo a disposizione avete, ma c’è solo l’imbarazzo della scelta. Quindi che abbiate il weekend libero, una sola giornata da trascorrere fuori porta o un pomeriggio in fuga dal caos quotidiano… Ecco qualche consiglio su dove andare per staccare un po’ la spina a Febbraio nella Costa Sud-Ovest: 3 tappe per 3 mete nel Sulcis-Iglesiente. Buon break 🙂

Premesso che i luoghi da visitare, i monumenti da conoscere, i panorami di cui godere sono davvero tantissimi in tutta la zona, e il mio consiglio è sempre quello di tornare più volte possibilmente in diverse stagioni, comunque potete iniziare da qui 🙂

Isola di Sant’Antioco, se volete spingervi fino al profondo Sulcis non vi annoierete 🙂

I primi luoghi che vi consiglio per scoprire l’anima dell’isola sono:

  • il Museo Archeologico Ferruccio Barreca, all’interno del quale tra reperti, ricostruzioni e percorsi tematici allestiti con originalità, resterete a bocca aperta per ciò che ancora non sapevate sulle origini dell’isola e di tutto il Sulcis. Fu qui che si insediarono i Fenici fondando Sulki ed è sempre in quest’isola che si trova una delle testimonianze più antiche del cristianesimo, la Basilica di Sant’Antioco martire costruita sulle catacombe. Insomma, non troverete il solito museo ma un’esposizione piacevolmente guidata. Inoltre se siete appassionati di storia e archeologia c’è la possibilità di acquistare un biglietto unico per visitare anche gli altri siti della rete, compresi il Forte Sabaudo e il Museo Etnografico nel cuore del centro storico.
  • Passeggiando sul lungomare già respirerete l’atmosfera di quel forte legame tra passato e presente che poi troverete anche all’interno del MUMA: una perla sul lungomare dell’isola che concentra il servizio ostello (e che ostello!), punto ristoro e dulcis in fundo il Museo del Mare e dei Maestri d’ascia. Un’esposizione preziosa e adatta a tutti che racconta flora e fauna acquatica della laguna e tramanda la memoria della carpenteria navale di Sant’Antioco. La vocazione per la pesca è ancora oggi ben rappresentata dalle imbarcazioni tipiche colorate di blu, i cìusu che catturano subito lo sguardo osservando la laguna. Scoprirete le storie dei loro costruttori, i maestri d’ascia, capaci di trasformare un ceppo di legno in un manufatto fondamentale per la vita locale. Da restare incantati!
  • La terza tappa per conoscere un’altra parte fondamentale della vita nell’isola è la visita alla Cantina Sardus Pater. Gli orti e le vigne hanno sempre rappresentato una risorsa importante per gli isolani. In particolare Sant’Antioco vanta l’allevamento ad alberello latino con piede franco di una delle varietà vitivinicole probabilmente più antiche sarde, il Carignano, dal 1977 doc del Sulcis. Il particolare terreno dell’isola permise infatti alle viti di salvarsi dall’attacco della fillossera inevitabilmente giunta anche in Sardegna a fine ‘800. Visitando la cantina conoscerete il processo di produzione e la storia della cooperativa fin dalla sua fondazione nel 1949. Nel corso del tempo la cantina si è evoluta e rinnovata, ciò che resta salda ed invariata è la filosofia per cui gli standard di qualità devono essere alti. Provare per credere: a fine visita infatti con la degustazione compresa nel tour, sorseggerete un calice di Arruga, il carignano nella versione superiore, o magari uno di AD 49, lo spumante che la cantina confeziona con il metodo classico.  

Qui sotto trovate il link al tour con tutti i dettagli

Salute! 🙂

Carbonia, città di miniera e dell’architettura razionalista.

  • Logica e indispensabile la visita al Museo del Carbone situato proprio all’ingresso della cittadina negli spazi in cui non troppo tempo fa centinaia di persone lavoravano sopra e sotto terra. Il museo si presenta in grandi spazi, ricco di utensili e strumenti realmente utilizzati che portano con sé il ricordo degli operai che estraevano carbone dal sottosuolo per poi essere selezionato e controllato in superficie sia da donne che bambini. Una storia non facile ma certamente vera e da conoscere da vicino. Vivrete poi in prima persona un’esperienza molto realistica: scenderete nella galleria allestita come quelle scavate quando la miniera era in funzione, oltre che osservare macchinari e i suggestivi spazi in cui persino mio nonno materno lavorò per ben 35 anni. Le risorse minerarie del Sulcis hanno origini antiche eppure le storie di chi visse grazie ad esse non sono così lontane nel tempo.
  • Il centro città. Passeggiare per le vie del centro in particolare osservare la piazza principale di Carbonia vi farà immergere nell’atmosfera moderna che l’architettura razionalista portò con sé fin dall’inizio dei lavori nel 1937. Intorno alla piazza centrale infatti si trovano tutti gli edifici che scandivano (e ancora oggi) le funzioni della città e le vite dei suoi abitanti. Il municipio in primis, la chiesa con l’oratorio e il suo solido campanile, il dopolavoro collegato alla torre Littoria che chiude l’enorme spazio aperto, quasi fosse un anfiteatro. E un anfiteatro oggi c’è davvero proseguendo oltre fino a piazza Marmilla, sul lato opposto della piazzetta dedicata ai minatori, come ben si comprende dal suggestivo monumento bronzeo firmato da Giuseppe Vasari e installato nel 1988. Sembra di vedere un minatore al lavoro in carne ed ossa.
Carbonia centro città
Carbonia centro città
Monumento ai minatori - G. Vasari 1988
Monumento ai minatori – G. Vasari 1988
  • Un tappa poco nota ma che vi consiglio vivamente è quella di Serbariu. Oggi piccola frazione, allora diede il nome all’intero polo minerario. Tutte intorno alla piazzetta principale si trovano, oltre alla graziosa chiesa dedicata a San Narciso, casette non più alte di un piano e numerosi murales ispirati alla vita antica di quel luogo. Si tratta perlopiù di figure femminili in abiti tradizionali, molto care alla muralista autrice di quegli splendidi dipinti, Debora Diana, originaria proprio di Serbariu. Vi stupiranno per la delicatezza e i dettagli supercurati!
Murales a Serbariu - Debora Diana
Murales a Serbariu – Debora Diana

Iglesias tra miniere e torture medievale

Starete pensando “ok, un’altra meta mineraria”! Di certo lo è, ma l’estrazione di materiali diversi, stavolta metalli anziché carbone, rende la visita a questi luoghi molto differente.

  • Il museo d’arte mineraria è una preziosissima testimonianza di come fosse organizzato il sistema fin dalla formazione dei giovani studenti dell’istituto minerario, che non solo studiavano la teoria per diventare minatori professionisti ma si esercitavano nei sotterranei dell’edificio scolastico. Come? Scavando una vera e propria galleria. Scendendo in quel percorso guidato vi immedesimerete in quella suggestiva atmosfera. In pratica una miniera in pieno centro storico.
Museo d'arte mineraria Iglesias
Museo d’arte mineraria Iglesias
  • A proposito di centro storico Iglesias ha anche un’anima medievale e soprattutto un numero impressionante di edifici religiosi: oggi si contano ben 24 parrocchie. Ragion per cui l’origine del toponimo pare essere “villa di chiesa”. Vi basterà passeggiare dalla piazza Sella verso la fontana detta del Maimone e la storica palazzina Lamarmora dipinta in stile liberty, proseguire tra i viottoli per incontrare le chiese più centrali, quella di San Francesco o quella di Santa Chiara, che fronteggia il palazzo comunale. La piazza del municipio è stata spesso protagonista di tanti avvenimenti importanti legati ai suoi residenti, tra i quali gli scioperi dei minatori in tempi molto duri per le loro condizioni di lavoro; ma fu anche testimone di una parte della vita di un giovane Modigliani. Amedeo, allora pittore appena abbozzato, visse con la sua famiglia un breve periodo proprio in una di quelle palazzine, mentre il padre portava avanti i suoi affari terrieri nell’Iglesiente. Insomma un luogo dove medioevo e contemporaneo si fondono.
Fontana Maimone e Palazzo Lamarmora Iglesias
Fontana Maimone e Palazzo Lamarmora Iglesias
  • La terza tappa imperdibile è il Castello di Salvaterra, si trova su una delle zone più alte ovviamente ed è datato alla seconda metà del XIII secolo. Il castello di San Guantino, poi di Salvaterra, non racchiude solamente la storia delle vicende che lo hanno visto coinvolto in scontri, battaglie e resistenze; oggi infatti custodisce una collezione molto preziosa dal punto di vista storico e culturale. Si tratta di una raccolta di strumenti di tortura utilizzati dall’Inquisizione creati, dopo accurate ricerche, dalle mani esperte e grazie alla passione per legno e ferro dell’artigiano Enzo Caschili in circa vent’anni. Il piano terra del castello è praticamente ricolmo di strani congegni il cui funzionamento vi verrà spiegato proprio dal loro costruttore, mentre il piano superiore ospita fedeli riproduzioni di armature e macchine da guerra anche queste nate dalle sapienti mani del maestro d’armi Caschili. Addirittura nella corte vi darà il benvenuto una catapulta in dimensioni reali assolutamente funzionante, e da lassù vi lascio immaginare che panorama!

Bene, io mi fermerei qui per stavolta 🙂

Se avete domande, curiosità, bisogno di altri consigli sono a disposizione.

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A presto, Melania 🙂

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