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Carnevali di Sardegna Vol.1 – Sa Sartiglia di Oristano

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Quando ho iniziato ufficialmente nel 2018 non sapevo come si sarebbe evoluto il mio lavoro da guida turistica. Tra mille dubbi e adrenalina ho cominciato e oggi sono molto felice di avere intrapreso quel percorso. Ogni giorno lavoro sodo per portare avanti il mio progetto, proprio come molti miei colleghi e colleghe. Perché ve ne parlo? Perché oggi è la giornata mondiale dedicata alle guide turistiche istituita nel 1990, e voglio a mia volta dedicare il nuovo articolo sul blog a questa giornata e ad un argomento molto caro per la nostra regione, i Carnevali.

Mi riferisco in particolare ai carnevali tradizionali che fino a un paio d’anni fa ci facevano riversare sulle strade della Sardegna e trascorrere dei weekend ricchi di emozioni, all’insegna della scoperta delle maschere e dei costumi tradizionali isolani. Vere e proprie feste con falò, dolci, bancarelle di artigianato, buon vino e buon cibo per combattere il freddo. Ci sentivamo parte di quelle antiche celebrazioni.

Oggi è diverso, e anche se le vecchie feste forse non saranno più come prima stanno tornando, in versioni ridotte ma stanno tornando. In attesa che persino la Sartiglia abbia nuovamente il suo spazio vi racconto quello che so 🙂

Intanto c’è da precisare che la Sartiglia diversamente dai carnevali tradizionali dell’interno dell’isola (Mamoiada, Ottana, Orotelli, Gavoi ecc.) nasce come vera e propria giostra equestre. Non l’unica in Sardegna, se pensiamo per esempio anche alla giostra di Santu Lussurgiu detta sa carrela ‘e nanti, o altre meno note come sa cursa de su pannu di Uras  o quella di Siamanna…

Sulle origini della Sartiglia nel tempo sono state proposte diverse ipotesi, l’aspetto certo è la funzione sociale dello spettacolo folkoristico della giostra: uno spettacolo offerto al popolo per essere intrattenuto e divertito che si svolge da oltre cinquecento anni.

  • Le origini della Sartiglia: l’ipotesi più probabile è che la giostra equestre abbia provenienza spagnola perlomeno nell’origine del nome attuale, considerando poi che nel tempo la manifestazione equestre ha ovviamente subito trasformazioni e adattamenti. Partendo dalle indicazioni linguistiche pare quindi che il nome Sartiglia possa derivare dalla parola spagnola sortija a sua volta derivato dal latino sorticula, entrambe significano anello. Sorticula inoltre è il diminutivo di sors, in latino sorte. E la fortuna  è certamente una componente importante nella giostra equestre oristanese, anche se da sola non è sufficiente. Deve essere abbinata a coraggio e maestria. Lo stesso termine componidori (personaggio centrale della corsa) deriva dallo spagnolo componedor e sta per “maestro di campo”.

Le origini spagnole sono poi supportate dal fatto che si può legare alla tradizione iberica la diffusione in Europa e Italia dei tornei cavallereschi e quindi del “gioco all’anello” durante il XVI secolo. Oristano non faceva eccezione: sede centrale del Giudicato di Arborea, avendo relazioni sia con Genova e Pisa che con i regnanti iberici doveva mostrare anch’essa grandi spettacoli pubblici come le giostre che si svolgevano nelle corti medievali della penisola e quelle spagnole.

Evolvendosi nel tempo la corsa dei cavalli si è unita all’uso delle maschere e degli abiti creando dei veri personaggi eroi, le cosiddette mascaras a caddu (maschere a cavallo). Infine l’abbigliamento ricorda in molte parti modalità spagnole, ad esempio la mantiglia che va sotto il cilindro indossato da su componidori, come vi spiego in seguito.

Su componidori durante la corsa alla stella
Su componidori durante la corsa alla stella
  • Il significato della corsa e simbologie: ricchissima di simbologie che si ritrovano in ogni parte del suo svolgimento la Sartiglia, nonostante i vari cambiamenti nel tempo, porta ancora con sé i segni rituali legati al mondo agrario e al ciclo di morte e rinascita ben leggibili proprio in particolare nell’abbigliamento e nelle azioni della maschera principale, su componidori. Il ruolo de su componidori è quello di “infilzare” prima con la spada poi con lo stocco, cavalcando a gran velocità, il foro di un anello metallico a forma di stella sospesa da un nastro verde al centro della strada. Dal numero di stelle infilzate dipende il pronostico sulla buona o cattiva annata, come se su componidori fosse un sacerdote della fecondità.

Sempre per quanto riguardo le simbologie oggi la maschera del componidori è di colore bianco per il Gremio dei Falegnami, color ocra per quello dei Contadini. Precedentemente le maschere erano la domenica verde (indicando la vegetazione e i campi), e il martedì di colore scuro (ossia il grano mietuto e la natura che muore). Il simbolismo pare evidente: la domenica rappresentava la vegetazione, il verde grano che ricopre i campi, il martedì il grano mietuto e la vegetazione che muore.

Persino il mazzo di fiori del capo corsa è simbolico: chiamato sa pippia de maju il capo corsa lo utilizza per benedire la folla durante sa remada (la parte finale della corsa alla stella seguita poi dalle pariglie). Tempi addietro invece si utilizzava un amorfo pupazzo realizzato con soli ciuffi di pervinca. Oggi appare come una sorta di scettro abbellito alle estremità da due mazzi, uno di pervinche e uno di viole mammole. Sia la pervinca che le violette hanno un significato preciso: la pervinca era la pianta che si utilizzava per richiedere la pioggia, mentre le violette, secondo le usanze nate dal sangue di Attis dopo l’evirazione sotto un pino, rappresentavano quindi la rinascita, la primavera, ossia la stagione della semina a cui seguirà il raccolto all’inizio dell’estate.

  • La vestizione: è il rito che trasforma la persona eletta dai gremi per il ruolo centrale de su componidori prima che la corsa abbia inizio. La persona viene abbigliata seguendo un procedimento quasi sacro che la rende una figura semidivina e come tale non può posare i piedi per terra; motivo per cui la vestizione avviene su un tavolo ornato di fiori come fosse un altare sacro. Il cavaliere arriva indossando una camicia bianca di lino in stile secentesco e i calzoni chiari. Saranno le donne incaricate ad accoglierlo e a cominciare il rito di cucitura degli abiti. La camicia infatti non presentando nè bottoni né occhielli viene letteralmente cucita addosso al cavaliere. Il vestito completo prevede il cilindro nero in stile ottocentesco sul capo, cui si aggiunge un velo da sposa finemente ricamato (la mantiglia); oltre alla camicia e calzoni di base su componidori indosserà anche i pantaloni, il gilet e gli stivali di pelle. Infine l’ampia giacca, su collettu, in pelle scamosciata. Tre fazzoletti vanno ad incorniciare il volto componendo la base per la maschera che coprirà il viso.

Quando le giovani donne, massaieddas, guidate dalla donna più adulta, massaia manna (in genere si tratta della moglie del presidente della confraternita), terminano “l’assemblamento” il semidio sale direttamente in groppa al cavallo, anche lui “vestito” per la festa. Da quel momento fino alla fine di tutta la manifestazione il cavaliere non scenderà dal suo destriero. Alla partenza il cavaliere assume la posizione supina simboleggiando la morte. Si alzerà solo una volta arrivato davanti alla folla, rappresentando così la rinascita. Altro riferimento al ciclo delle stagioni e al buon auspiscio dell’annata.

  • Particolarità: la figura de su componidori è volutamente androgina. Se ci fate caso è abbigliato in modo femminile nella parte superiore e maschile in quella inferiore, così che possa comprendere entrambi i generi senza che nessuno dei due prevalga. Persino la maschera di legno che indossa, liscia e con tratti del viso appena accennati, vuole essere un volto universale.
  • I protagonisti: come abbiamo detto quello principale è su componidori, poi ci sono su segundu e su terzu cumponi. Mentre alle pariglie partecipano tutti gli altri cavalieri. Ma non bisogna dimenticare i tamburini, i trombettieri e gli araldi a cavallo che annunciano il torneo nelle piazze della città – di cui trovate un video più giù J Dulcis in fundo il pubblico, che con acclamazioni e applausi incita i cavalieri caricandoli di adrenalina ed entusiasmo.
  • I luoghi: lo spettacolo avviene in pieno centro a Oristano, nell’antica città murata. Il percorso si snoda sulla strada che porta dalla reggia degli Arborea alla Cattedrale di Santa Maria Assunta lungo la via Vittorio Emanuele II fino all’ospedale medievale di Sant’Antonio abate. Il tragitto è delimitato ai lati da transenne lignee su cui gli spettatori si riversano per assistere quanto più da vicino possibile alla corsa furiosa.
  • Come si svolge: una volta terminata la vestizione si può ufficialmente dare inizio ai giochi: componidori e compagni sfilano tra l’entusiasmo e  applausi; dopo il cosiddetto incrocio delle spade dei tre sarà su componidori a partire per primo percorrendo la strada al galoppo cercano di infilzare la stella. Seguiranno nella furiosa corsa su segundu e su terzu. Quante più stelle verranno conquistate tanto più l’annata sarà propizia.
Su componidori benedice il pubblico con sa pippia de maju
Su componidori benedice il pubblico con sa pippia de maju

Alla fine delle corse su componidori riceverà dal presidente della confraternita, l’obriere maggiore, l’oggetto di cui già vi ho accennato più su – una sorta di scettro fiorito con cui tracciando una croce in aria benedice il pubblico presente e lasciando a questo punto spazio al resto dello spettacolo equestre: le pariglie, mirabolanti acrobatiche e furiose corse a cavallo di gruppo. Queste lasciano gli spettatori senza parole e senza fiato per la pericolosità e la velocità con cui avvengono.

Le acrobatiche pariglie
Le acrobatiche pariglie

La giornata termina quando su componidori rientra alla propria scuderia e alla sala in cui si svolge la svestizione: il semidio ritorna semplice uomo rivelando alla comunità il volto dietro la maschera.

E’ il momento de su cumbidu (il pasto) offerto dai gremi a tutti i partecipanti al torneo per festeggiare gli auspici conquistati.

Come da tradizione la Sartiglia viene celebrata tra la domenica e il martedì di carnevale grazie al sostegno e organizzazione che dura tutto l’anno da parte dei gremi dei contadini e dei falegnami. Il primo gremio si contraddistingue per il colore rosso ed è dedito a San Giovanni e organizza la giostra della domenica; il secondo è dedito a San Giuseppe e i suoi colori sono rosa e azzurro e si occupa della giornata del martedì grasso. Ogni gremio è rappresentato dai propri componidori e sottocomponidori, che portano le maschere color ocra per i contadini, bianca per i falegnami. Prima dell’inizio del torneo durante la mattina del primo giorno un araldo a cavallo accompagnato da alfieri, tamburini e trombettieri percorre le vie della città facendo tappa nelle piazze per notificare il bando alla comunità. Nel pomeriggio partono le corse.

La Sartiglia ancora oggi può essere definita un grande spettacolo di coraggio e abilità, particolarmente emozionante e impressionante. L’edizione 2022 inizia domenica 27 Febbraio, vi consiglio vivamente di partecipare e viverla in prima persona 🙂

BONUS: mi permetto di consigliarvi un libro che io trovo favoloso, quello di Mara Damiani Carrasecare Design ed. Arkadia. Si tratta di una grande opera di studio e ricostruzione dei protagonisti dei carnevali sardi e dei loro abbigliamenti presentati in chiave illustrata. Lo stile di Mara Damiani coniuga essenzialità, precisione e dettaglio in ogni singola rappresentazione e comprende più di 20 comuni sardi con le rispettive maschere. Un’opera moderna che mancava nel panorama locale che contribuisce alla conservazione e valorizzazione del nostro patrimonio culturale aprendo le tradizioni con un approccio contemporaneo.
A presto,
Melania 🙂

Per approfondimenti: Il carnevale in Sardegna, a cura di M. Atzori, L. Orrù, P. Piquereddu, M.M. Satta, 2D editrice mediterranea 1990. Le immagini sono in parte tratte dallo stesso testo.

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