• Melania

Local Food - VILLACIDRO MURGIA



Local Food ma non solo Cibo 🙂

Cosa avranno in comune la macchina da scrivere, il registratore di cassa e le piccole bottiglie nella foto qui sopra?

Oggi fanno parte di una piccola e preziosissima esposizione storica insieme ad alcune bellissime etichette originali, ma tempo fa erano alcuni degli strumenti di lavoro per una delle aziende a conduzione famigliare più longeve che si possano vantare in Sardegna: il Liquorificio Murgia.


Ho avuto il piacere di sentirne raccontare la storia direttamente da chi oggi porta avanti la tradizione e ha ripreso la produzione di questo delizioso liquore dal giallo brillante che ad oggi rientra tra i 214 PAT locali, ossia i Prodotti Agroalimentari Tradizionali riconosciuti per legge.

La storia del liquorificio Murgia è avvincente ed emozionante, costellata di alti e bassi, difficoltà ma anche tanto coraggio e voglia di farcela da parte di tutti i componenti della famiglia che hanno contribuito ognuno nel proprio tempo a renderla unica, a partire dal suo fondatore.


Fu Gennaro Murgia (foto accanto dal web) nel 1882 a dare inizio alla distillazione di quello che ancora oggi è noto come Villacidro Murgia insieme poi ad altri liquori. Nato nel 1861 a Serramanna da Luigi Murgia, commerciante di bestiame, e da Antonia Podda, Gennaro, dopo il liceo si iscrive all’Università di Cagliari laureandosi in Chimica Farmaceutica e ottenendo il titolo di perito fisico-chimico.

In seguito si sposa con Anna Correlli e apre una farmacia a Muravera, ma non ottenendo grandi guadagni si trasferisce con la moglie a Villacidro, dove acquista due farmacie e apre un laboratorio per le analisi chimico-minerarie, al tempo piuttosto richieste dagli impianti nelle vicinanze.

Nel 1880 a causa della filossera (insetto giunto dal continente americano in quegli anni) molti vigneti andavano distrutti e anche se la Sardegna con il suo isolamento non subiva grossi danni, Gennaro intuì l’affare nella grande richiesta di distillati alcolici di vino. Così decise di impiantare nel fabbricato vicino al rio Fluminera una distilleria continua a vapore e dei vasconi per lo stoccaggio del vino proveniente da tutta l’isola. In un altro magazzino il distillato veniva depositato in enormi botti di rovere ad invecchiare e produrre del brandy di gran pregio. Tanta era la qualità da ottenere la Onorevole Menzione nel 1900 all’Esposizione Universale di Parigi.


La distilleria nel frattempo continua a lavorare a pieno ritmo e ad esportare in tutta Italia, affermando sempre più il nome dei suoi prodotti, dall’acquavite a tutti i liquori creati proprio grazie alle conoscenze erboristiche di Gennaro: il Villacidro giallo e quello bianco, l’Amaro sardo, l’Alkermes, il Curacao, la Menta e tanti altri.

L’azienda negli anni subito precedenti la prima guerra mondiale iniziò a produrre anche il sapone marmorato, entrando addirittura nella rete di fornitura del Regio Esercito. Gennaro ne apprese i segreti di fabbricazione lavorando come operaio nella ditta tedesca che ne aveva il monopolio.

Nel frattempo scoppia la prima guerra mondiale e il figlio di Gennaro, Erminio, purtroppo parte per il fronte e non torna a casa. Per evitare di perdere anche l’altro figlio Francesco, papà Gennaro si ingegna e trasforma gli impianti di saponificazione convertendoli alla fabbricazione di nitroglicerina, utile per molti esplosivi allora in uso dall’esercito. Così facendo l’industria diventa di interesse militare e Francesco viene chiamato a dirigerla come perito industriale, coadiuvato anche dal fratello Peppino.

Francesco è salvo, la guerra finisce, gli impianti riprendono a produrre sapone e distillati, e lui prosegue nella conduzione dell’azienda di famiglia.


Gennaro invece ormai anziano si dedica al lavoro presso la Società Elettrica Sarda, fino a quando purtroppo viene colpito da una malattia che lo condurrà alla morte nel 1935. Di lì a poco Francesco lo seguirà a soli 47 anni.

L’azienda senza il suo fondatore va incontro ad anni molto duri ai quali si aggiunge una seconda guerra mondiale e stavolta le fabbriche Murgia sono costrette a chiudere. Sarà la vedova di Francesco, Teresita Boringardi, a voler tentare l’impresa di rimettere in piedi l’attività. Seguendo fedelmente le antiche ricette, armata di un pentolone della capacità di 20 litri, inizia a sperimentare i primi decotti. Il Villacidro Murgia e gli altri liquori tornarono sul mercato imbottigliati a mano direttamente da Teresita e le sue aiutanti. Nel 1980 la produzione passa al figlio, Gennaro, e procede a gonfie vele fino al 1998 quando alla morte di Teresita, Gennaro si ammala e scompare anche lui.

Nello stesso anno quindi la conduzione passa a Francesco, laureato in Agraria, fino al 2011, quando dopo un periodo di stasi il liquorificio chiude ancora una volta.



Solo dopo qualche anno, la generazione successiva, con Alessandro e Francesca, decide di dare nuova vita all’azienda e nel Marzo 2016 il tanto amato Villacidro Murgia torna sul mercato. Lavorando duramente con tanta passione restando fedeli alle antiche ricette di famiglia, i giovani titolari rinnovano le grafiche e donano un’impostazione più moderna alla promozione, dimostrando che il liquorificio Murgia andando al passo coi tempi resta sempre vincente.


Se un tempo i liquori Murgia in particolare il Villacidro (nelle due versioni bianco e giallo) si bevevano puri oggi si sperimenta e lo si utilizza anche nei cocktail, spesso inventati proprio dagli attuali titolari. Si tratta della quinta generazione dell’azienda di famiglia che ancora oggi si trova nei pressi dell’antico Lavatoio del paese.

La ricetta del liquore semidolce Murgia resta giustamente segreta, ciò che sappiamo è che il Villacidro Murgia utilizzato dalle nostre nonne per i dolci tradizionali è ancora composto da una magica miscela di circa 25 erbe di cui un componente è certamente lo zafferano nella versione dorata, e l’altro è l’anice che conferisce il suo aroma inconfondibile.


Tuttora, dopo 139 anni, viene abbinato ai dolci come bevanda, considerato un ottimo digestivo servito a temperatura ambiente, ma anche utilizzato come ingrediente, in particolare per gli anicini.


Io per esempio ieri l’ho aggiunto all’impasto dei Fatti Fritti!😊

E voi lo usate? Vi è venuta voglia di assaggiarlo?

Melania



Per ulteriori informazioni ecco i riferimenti ufficiali:

https://www.villacidromurgia.com/

https://www.instagram.com/murgialiquori/?hl=en


















Fonte: Il Messaggero Sardo, 13 Giugno 2006 – Regione Sardegna

Foto: M. Garau e dal web


#localfood



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